_Me lo dai il voto?
– Ma non è periodo di elezioni, lo avrei saputo se fosse periodo di elezioni.
_Ma no, mi sono candidato come rappresentate del C.D.A.
-…
*E’ la frase più ricorrente in tempi di elezione, non sono le elezioni nazionali, ma le elezioni studentesche. E’ il periodo in cui tutti quei “volti noti” dimenticano le antipatie, gli scazzi e le divergenze politiche e salutano chiunque abbia il tesserino universitario; il copione è sempre lo stesso: vota e fai votare..*
_Noi siamo i giovani e in quanto tali abbiamo il “dovere di entrare in politica”. (e con gli occhi che gli brillavano ad un certo punto speravo si mettesse a piangere)
-Chi ha mai detto che questa è la politica a cui si devono avvicinare i giovani?
Auguro un anno di merda a tutti i vincenti, ai potenti che sfruttano la povera gente auguro un’anno di sconfitte e disgrazie…auguro ai ricchi di diventare talmente poveri da patire la fame, auguro ai magistrati di finire in galera, soprattutto a quelli che si candidano, fondano partiti, diventano sindaci e ministri…auguro alla società civile di andare a fare in culo, agli sbirri di arrestarsi da soli, ai preti di essere pestati a sangue da gruppi autonomi di bambini molestati, da folle inferocite di femministe, gay, lesbiche e transessuali incazzati…auguro ai centri delle città di essere invasi da orde di autoriduttori incivili e felici, da bande di barbari sognanti provenienti dalle periferie per turbare l’ordine borghese del consumo sfidandone il decoro e la morale…auguro a tutti i detenuti di evadere dalle carceri, ai fascisti di crepare nelle fogne, ai politici maiali di essere decapitati in una pubblica piazza per mano di un boia eletto dal popolo…auguro al liberismo di fallire, alla socialdemocrazia di estinguersi, auguro la fine dello sfruttamento del lavoro salariato, la fine del capitalismo…auguro alle chiese ad alle moschee di essere profanate a giorni alterni, auguro a padroni e padroncini d’impiccarsi per i debiti, alle banche di essere rapinate ogni mattina da precari, pensionati, migranti, esodati, disoccupati e cassaintegrati….
Le mani giunte a rammentare un’epopea fallimentare“Che cosa vedi nei miei occhi?”Lei mi sussurrava mentre io dormivo in un altro universo.I fili delle trame intrecciate in anni di silenzi e ardimentosi inganni adesso mi intrappolavano,
A sollevare la fronte s’incontrava il vulcano. Era accampato a oriente della città, ma pure se guardavo l’opposto lo sapevo appoggiato a pappagallo sulla spalla. A Napoli si cresce in una tazza di golfo che fa stringere gli occhi sotto il maestrale lucido e con porte sbattute dallo scirocco, spugna che cancella i contorni all’orizzonte. Un’isola stesa in larghezza davanti al lungomare chiude il sud. Per noi finisce a Capri e a Punta Campanella.Napoli. Così, Napoli e basta, nessun appunto accanto al nome lasciò nel suo diario il russo Anton Cechov in visita. Napoli, punto. La vide così un giorno di aprile del 1896, un posto con un nome sufficiente. Nessun altro viaggiatore fece alla città la grazia di non aggiungere altro. Nessun altro si trattenne da una lode o da un insulto. Napoli, eccesso di ammucchiati e deficit di calorie, ci pensava da sola ad aggiungere spezie. L’ultima nel mio tempo era la sfumatura grigio chiara delle navi di un esercito venuto per la guerra e mai più ripartito. In mezzo al golfo le fortezze della sesta flotta degli Stati Uniti stavano più ad ….
Cerco di respirare
Piango terra, piango. Della privazione della terra, dell’esproprio dell’esistenza.
Vedo
L’apologia della nevrosi compiacente non rivela altro che stratosferiche frustrazioni, pensava sorseggiando una lunghissima attesa.
“racconti per una solitudine insonne” …